"Basta costi nascosti": il capo delle Nazioni Unite lancia un'iniziativa per la trasparenza ambientale basata sull'intelligenza artificiale (trad. automatica da eng)
- 7 lug
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Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato una nuova Iniziativa per la Trasparenza Ambientale nell'IA, invitando le principali aziende mondiali del settore a divulgare pubblicamente l'impatto ambientale complessivo dei propri sistemi e a impegnarsi ad alimentare ogni data center con energia rinnovabile entro il 2030. L'annuncio è stato dato durante un intervento speciale alla Settimana di Londra per l'Azione Climatica, dove l'IA è stata definita una delle questioni cruciali in materia di sostenibilità per questo decennio.
"Basta con i costi nascosti", ha affermato Guterres. "Se l'IA deve contribuire a costruire un futuro migliore, deve essere onesta riguardo ai costi attuali". La richiesta è stata categorica: è, per usare le sue parole, "ora di fare chiarezza". I data center per l'IA, ha osservato, consumano già più elettricità di molte intere nazioni, eppure il carbonio, l'acqua e il suolo che utilizzano rimangono in gran parte non divulgati e impossibili da confrontare tra le diverse aziende.

Cosa richiede l'iniziativa
In sostanza, l'iniziativa stabilisce due aspettative per il settore privato. In primo luogo, che ogni grande azienda di intelligenza artificiale misuri e renda pubblico l'impatto ambientale complessivo dei propri data center – ovvero le emissioni di carbonio, il consumo idrico e l'utilizzo del suolo – anziché rendere invisibili questi costi. In secondo luogo, che queste aziende si impegnino ad alimentare le proprie strutture interamente con energia elettrica rinnovabile, come quella eolica e solare, entro il 2030.
La logica alla base di questo ragionamento è che la trasparenza e la responsabilità dovrebbero diventare principi fondanti per un'IA responsabile, non elementi da considerare a posteriori. Rendendo pubblici e comparabili gli impatti ambientali tra le diverse aziende, sostiene l'ONU, i responsabili politici, gli investitori e il pubblico avrebbero finalmente i dati necessari per orientare il settore verso infrastrutture realmente sostenibili e per chiedere conto a chi non rispetta gli standard.
Le prove a sostegno della richiesta
L'iniziativa è stata ispirata da un rapporto pubblicato questo mese dall'Istituto universitario delle Nazioni Unite per l'acqua, l'ambiente e la salute (UNU-INWEH), intitolato "Costo ambientale dell'IA: consumo energetico, emissioni di carbonio, consumo idrico e impatto sul territorio". Il rapporto documenta le "richieste di risorse nascoste" delle infrastrutture per l'IA e avverte che queste stanno crescendo rapidamente. I data center rappresentavano circa l'1,5% del consumo globale di elettricità nel 2025 e si prevede che raggiungeranno quasi il 3% entro il 2030, con il consumo di acqua, energia e l'inquinamento legati all'IA destinati a raddoppiare entro quattro anni.
La cifra relativa al consumo idrico è quella che tende ad avere l'impatto maggiore: entro il 2030, ha affermato Guterres, i centri dati per l'intelligenza artificiale potrebbero consumare acqua a sufficienza per soddisfare i bisogni primari di tutti gli 1,3 miliardi di abitanti dell'Africa subsahariana per un intero anno. Si tratta di una chiara dimostrazione di come costi e benefici siano distribuiti in modo ineguale, spesso a scapito di comunità e regioni lontane da dove viene effettivamente generato il valore dell'IA.
Il professor Kaveh Madani, direttore dell'UNU-INWEH e responsabile dello studio, ha accolto con favore la notizia definendola "un dono" e "un'opportunità per essere proattivi anziché reattivi". La sua affermazione è degna di nota per chiunque si occupi di governance dell'IA: "Non possiamo gestire adeguatamente ciò che non misuriamo". Ha sostenuto che il settore ha ora "un'occasione d'oro" per contrastare le idee sbagliate e dimostrare che "l'IA è un fattore abilitante per la transizione verso la sostenibilità e non un suo nemico".
La sua collocazione nel quadro generale
L'iniziativa per la trasparenza non è stata un annuncio isolato. Faceva parte di un piano in sette punti per l'indipendenza energetica che Guterres ha presentato a Londra, insieme agli appelli a raggiungere immediatamente il picco delle emissioni, porre fine ai nuovi sussidi ai combustibili fossili, tassare gli straordinari profitti derivanti dal petrolio e dal gas e difendere la scienza climatica dalla disinformazione. Inserire la divulgazione di informazioni sull'IA all'interno di un programma per l'eliminazione graduale dei combustibili fossili indica che le Nazioni Unite considerano sempre più la domanda di potenza di calcolo come una variabile climatica, e non solo come una preoccupazione dell'industria tecnologica.
Perché è importante per la regolamentazione dell'IA
Per chi, come noi, si occupa di monitorare l'IA sostenibile e responsabile, il significato non risiede tanto nelle richieste specifiche, quanto nella direzione intrapresa. Si tratta di un'iniziativa volontaria, basata sulla trasparenza: si affida alla scelta delle aziende di "fare chiarezza" piuttosto che a norme vincolanti. Questo la rende un utile indicatore: la rendicontazione ambientale è passata ripetutamente da impegni volontari a obblighi di divulgazione una volta disponibili dati comparabili e una maggiore pressione pubblica. La rendicontazione standardizzata e comparabile dell'impronta ecologica dell'IA rappresenta esattamente il tipo di base su cui si fonderanno le future normative, come i regimi di rendicontazione della sostenibilità, le condizioni di appalto o le regole relative all'ubicazione e alla rete dei data center.
La questione aperta riguarda l'applicazione. Senza una metodologia comune e una verifica indipendente, la "trasparenza" rischia di trasformarsi in un'autodenuncia selettiva. Il valore di questa iniziativa dipenderà in ultima analisi dalla sua concretizzazione in standard condivisi e dal fatto che gli enti regolatori considerino la misurazione come il primo passo verso la responsabilizzazione, e non come un suo sostituto.





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